#nmf27 L' evento

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27 June 2012, 09.30-18.00

UNITI NELLA DIVERSITA'

Forum Pan-Europeo sul Pluralismo nei Media Tradizionali e nei Nuovi Media

Sala Emiciclo del Parlamento Europeo a Bruxelles / Place du Luxembourg

27 giugno 2012, 09.30-18.00

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Watch on Youtube: AM Session - PM Session

Presentato da:

Organizzato da: Siobhan Grey (Avvocato, Doughty Street Chambers, The Honourable Society of Gray’s Inn Advanced Advocacy Committee) e  Peggy Valcke (Professore KU Leuven, ICRI-IBBT; membro del Gruppo di Esperti del Centre for Media Pluralism and Media Freedom, EUI, Firenze) 

Comitato Consultivo: Giovanni Melogli (Alliance Internationale de Journalistes); Damian Tambini (Professore di Politica dei Media, London School of Economics e Direttore del LSE Media Policy Project); Steven Barnett (Professore Communications, University of Westminster); Pier Luigi Parcu (Direttore, Centre for Media Pluralism and Media Freedom presso European University Institute); Brankica Petkovic (Direttore, Media Program, Mirovni Institut); Kristina Irion (Ricercatrice di Politiche Pubbliche, Central European University); Beata Klimkiewicz (Ricercatrice, Jagiellonian University); Sebastian Mueller (University of Bielefeld); Heather Blake (Reporters Without Borders); Richard Dixon (giornalista, editore e commentatore)

With the MEP's contribution of the following EP Political Groups:

With the support of following individual MEPs:

Claude Moraes (S&D)

Il Contesto

La rivoluzione dei nuovi media sembra aver stravolto tutte le vecchie certezze, si tratta di realtà o di un mero miraggio? Lo sviluppo tecnologico è combinato ai fondamentali cambiamenti di potere saranno ancora i grandi attori tradizionali a continuare ad esercitare la loro vasta influenza? Al New Media Forum che si terrà nella sala plenaria del Parlamento Europeo a Bruxelles il 27 giugno 2012, verranno sollevate queste ed altre domande cruciali con l’obiettivo di cercare di arrivare a delle risposte. Questo evento esclusivo che si terrà in questa ambientazione esclusiva vedrà la partecipazione di esponenti del mondo politico, nuovi e tradizionali media, accademici, ONG, giudici e rappresentanti di spicco dell’industria della musica, dei film e dell’editoria che si confronteranno in un dialogo pan-europeo, ovvero globale.

A livello Europeo, la libertà di stampa, il pluralismo e la partecipazione sono ormai globalmente considerati pilastri della democrazia e devono come tali essere protetti e sostenuti. La libertà di stampa permette ai cittadini di prendere parte al processo democratico e di formarsi un’opinione sulla base di un’accurata e completa informazione sugli sviluppi politici, sociali e culturali. Ciò può avvenire solo se i media offrono una scelta pluralistica degli argomenti, dei punti di vista e delle opinioni e se l’accesso all’informazione è universalmente garantito. È considerazione condivisa che la concentrazione dei media rappresenti un problema in molti paese europei. Inoltre, la crescente diffusione di internet – nonostante crei eccezionali opportunità di pluralismo – costituisce anche una minaccia ai media tradizionali.

 

Scopo e Obiettivi

Questo evento non sarà sicuramente “l’ennesima conferenza sui media”. Offrirà un esclusivo forum per discutere delle opportunità e dei rischi per il pluralismo che risultano dai nuovi media. Non solo darà una aggiornata panoramica dei recenti sviluppi nel settore, ma raccoglierà anche interventi da persone aperte e non radicate in un’unica posizione e persone che sono capaci di offrire valutazioni interessanti per completare la visione sul tema, come politici, giudici e alti rappresentanti del mondo dell’industria dei nuovi e tradizionali media.

L’evento ospiterà differenti filoni di discussione attualmente presenti sulla scena europea. Il concetto del pluralismo dei media è infatti largamente dibattuto dal High Level Group istituito dal Vice Presidente Neelie Kroes, il Media Futures Forum, le commissioni del Parlamento Europeo, la European Citizens’ Initiative on Media Pluralism, il Centre for Media Freedom and Pluralism presso il European University Institute. Si tratta di un’occasione per radunare rappresentanti di questi differenti progetti e esplorare e approfondire argomenti di discussione comuni.

A conclusione del forum verrà redatto un rapporto in cui si evidenzieranno gli argomenti affrontati e gli obiettivi da raggiungere. A tal fine verranno organizzati dibattiti/workshop che si terranno nell’arco dell’anno successivo all’evento (tra gli altri, presso il Centre for Media Pluralism and Media Freedom/EUI a Firenze)

Lista dei supporter

Debating partner:

Main supporters:

Music Managers Forum Olswang LLP Central European University Allen & Overy LLP Freshfields Bruckhaus Deringer Heinrich-Böll-Stiftung

And:

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  • Alliance Internationale de Journalistes
  • Central European University, Budapest
  • Mirovni (Peace) Institute, Slovenia
  • London School of Economics, Media Policy Project
  • University of Westminster
  • Media Diversity Institute - Open Society Foundation
  • Reporters Without Borders (Reporters Sans Frontières) UK
  • MEDIADEM project
  • Reuters Institute, Oxford University, Robert Picard
  • Edinburgh University, Rachael Craufurd Smith
  • European Federation of Journalists
  • European Alternatives
  • European Platform of Regulatory Authorities (EPRA)
  • Ofcom - Belgian CSA
  • European Publishers Council
  • Association of European Journalists
  • Committee for the Protection of Journalists
  • European Centre for Journalists, Belgium
  • London Press Club
  • UNESCO
  • Organization for Security and Co-operation in Europe (OSCE)
  • European Broadcasting Union (EBU)
  • BBC
  • European Association for Viewers Interests (EAVI)
  • deAuteurs/SACD/Scam
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  • Telenet
  • Google
  • Jevons Institute at University College London
  • Centre for Freedom of the Media, University of Sheffield
  • Reuters Institute, Oxford University, Robert Picard
  • Edinburgh University, Rachael Craufurd Smith
  • Uppsala University, Sweden
  • Tampere University, Finland
  • University of Naples, Italy
  • University of Neuchatel, Switzerland
  • University of Hong Kong
  • Charles University, Prague, Czech Republic
  • Institute for Information Law, University of Amsterdam, Netherlands
  • University of Minho, Portugal
  • University of Luxembourg (media law research team)
  • Jagiellonian University, Poland
  • University of Bielefeld, Germany
  • Hellenic Foundation for European and Foreign policy, Greece
  • Die Tageszeitung (Taz) German newspaper
  • Irish Times
  • Wired Magazine

La sede

Ospitare un simile evento su queste tematiche, nelle sede normalmente riservata ai lavori del Parlamento Europeo, non ha precedenti. Ma in questa occasione il Presidente del Parlamento Europeo ha concesso l'uso della Camera delle Plenarie per questo giorno.

La nostra richiesta è stata accolta unanimemente da gruppi politici trasversali ai partiti (il Comitato per la Cultura e l'Educazione e il Comitato per la Libertà Civile, la Giustizia e gli Affari Privati) e supportata dal vice-presidente del Parlamento ed in seguito anche dallo stesso Presidente in un incontro tenutosi a Strasburgo.

Inoltre, la portata dell’evento è ancora maggiore alla luce del lancio dell'Iniziativa di Cittadinanza Europea.

Le testimonianze

Regno Unito

Il Regno Unito ha recentemente rimosso quasi tutte le restrizioni sulla regolamentazione della proprietà dei media, affidandosi invece al "Test sulla Pluralità dei Media" prevista nell'Enterprise Act 2002. Il test è stato al centro di due casi controversi di acquisizione e fusione durante gli ultimi anni, il più recente dei quali è stato il tentativo da parte de News Corporation, con partecipazioni azionarie nei giornale del RU Sun, Sunday Times e Times, di prendere il controllo assoluto dell’emittente satellitare pay-tv BSkyB. Il test è stato criticato sia a causa del ruolo centrale svolto dal governo nel processo sia per l'incertezza in merito ai criteri da applicare per determinare se vi è una "pluralità sufficiente di soci", soprattutto in un contesto cross-media. Per questi motivi, il governo di coalizione ha indicato che le regole sulla proprietà dei media saranno riesaminate come introduzione ad un nuovo Communication Act. Vi è quindi un notevole interesse nel Regno Unito di esplorare meccanismi alternativi per la valutazione ed il controllo della proprietà della concentrazione dei media. Nel mese di ottobre 2011, Ofcom è stato invitato da Jeremy Hunt, il Segretario di Stato per la Cultura, Olimpiadi, Media e Sport, per valutare l’effettività di possibili limiti sulla proprietà dei media per la protezione della pluralità. Ofcom ha anche chiesto di valutare la possibilità di introdurre una base legale per misurare il pluralismo nei diversi media. Il rapporto di Ofcom è previsto entro la fine di giugno 2012.


Scritto dal Professor Dr Rachel Craufurd Smiths, Edinburg University (UK)


Belgio

Data le ridotte dimensioni del mercato, il sistema mediatico belga è altamente concentrato, ed è caratterizzato da un alto livello di proprietà cross-media. Un limitato numero di società è attivo nel nord (di lingua fiamminga) e/o al sud (francofona), e la maggior parte di loro ha sviluppato iniziative nei quotidiani, periodici, radio, TV e web. Data la natura della società belga – multilingue, multiculturale con una vasta comunità internazionale nella capitale e la consistente immigrazione in tutto il paese – la pluralità dei media e la varietà dei contenuti sono importanti. I regolatori dei media fiamminghi ed il Consiglio Superiore dell’audio-visuale della Wallonia controlla l’andamento della concentrazione, ma i loro poteri di intervento rimangono limitati anche a causa della mancato mandato, o per motivi di giurisdizione territoriale. Il dibattito sulla pluralità dei media è stato recentemente rinnovato dopo l’acquisizione dei canali SBS/ProSiebenSat 1, VT4 e VijfTV da parte di “ De Vijver” una holding di proprietà di Corelio (editore di noti quotidiani come Het Nieuwsblad e De Standaard, e anche attivo nella TV regionale), Sanoma (editore di popolari periodici come Story e Humo) e Wouter Vandenhaute/Erik Watte (della  casa di produzione Woestijnvis).


Scritto dal Professor Dr Peggy Valcke, University of Leuven and University of Brussels (Belgium)


Germania

Nella legge costituzionale tedesca, la proibizione di un potere dominante e diffuso nell’influenzare l’opinione pubblica, ed il possesso di ogni forma di monopolio informativo sono ben sviluppati. Ad esempio, la legge fornisce ad ogni organo indipendente il potere di verificare la fusione tra emittenti privati, o tra emittenti privati con altre compagnie legate ai media (fusioni cross-media). Inoltre, la stampa privata e le emittenti devono rispettare le disposizioni che proibiscono i cartelli nazionali basate su proprietà economiche. Nonostante la chiarezza di questo sistema, diversi aspetti potrebbero essere migliorati. La legge sulla concentrazione dei media è stata adattata in modo da permettere ai due più grossi emittenti privati di mantenere la loro posizione, legalizzando così un oligopolio. Questo rende la possibilità di frenare la concentrazione dei media, quasi irrilevante nel caso del mercato delle emittenti private dato che il limite nella pratica non viene raggiunto. Negli accordi cross-media si è rivelata invece efficace. Non dimenticandole crescente importanza dei servizi online di contenuti giornalistici, una onnicomprensiva piattaforma legale sulla concentrazione potrebbe essere prevista a livello europeo affrontando i monopoli d’informazione, soprattutto in casi di organizzazioni di media attivi in Europa o di contenuti prodotti a livello transnazionale. Avendo a disposizione margini di mercato rilevanti e una formulazione pratica della normativa, tali norme potrebbero garantire mezzi d’informazione liberi e indipendenti, e quindi una pluralità di opinioni


Scritto da Dr Sebastian Muller, University of Bielefeld (Germania)


Romania

Il mercato dei media rumeno è il risultato di una crescita organica, piuttosto che strategica, e per questo motivo è fitto, e a giudicare dai titoli, diverso. Non esiste tradizione nella trasparenza di proprietà; l’obbligo di trasparenza è imposto dalla legge soltanto per la radio e la TV. La legge per le trasmissioni supporta il pluralismo di opinione e la diversità culturale limitando la proprietà e la concentrazione dei livelli di ascolto prevenendo l’influenza sull’opinione pubblica, senza minacciare l’efficienza economica. I criteri usati condividono l’entità mantenuta nelle emittenti e l’audience valuta le notizie, dibattiti e programmi di affari quotidiani trasmessi dallo stesso media. L’influenza sull’opinione pubblica di un ente – legale o naturale – è presunta se controlla più del 20% dello share del media. Si considera che un ente abbia una posizione dominante se il peso della sua influenza sull’opinione pubblica è del 30%. In entrambi i casi, le quote partecipative possedute da una persona e dai membri della sua famiglia su “un mercato rilevante” – definito come nazionale, regionale e /o locale, basato sul tipo di licenza del media – vengono tenute in considerazione. Non esistono provvedimenti sulla limitazione della proprietà di altri tipi di media o di diversi media, che portano alla concentrazione del reale potere di influenza in un numero di connettori di media, alcuni dei quali sono collegati ad attori politici o economici.


Scritto da Ioana Avadani, Direttore del Center for Independent Journalism (Romania)


Polonia

In Polonia, sono tre gli aspetti sulla pluralità dei media che meritano attenzione. Primo, la concentrazione della proprietà dei media è stata tradizionalmente affrontata dalla legge sulla concorrenza, e non da precise regolamentazioni dei media. Tuttavia, il Consiglio Nazionale per la Trasmissione mantiene certe competenze nel monitorare e valutare i cambi di proprietà nel settore delle emittenti. Mentre la legge sulla concorrenza offre alcune possibilità per prevenire la concentrazione di un solo media (nel caso in cui questo generasse una posizione dominante su un mercato rilevante), è discutibile se le regole possano essere applicate in un contesto di rapido cambiamento di convergenza mediatica e di piattaforme multimediali. Secondo, alcuni settori dei media sono stati severamente influenzati dalla consolidazione mediatica. Il modello di proprietà sul mercato stampa locale e regionale ha creato un duopolio, che ha portato a ripetute acquisizioni e chiusure di giornali. Come risultato, negli ultimi 15 anni, la distribuzione e vendita della stampa regionale e locale è sensibilmente diminuita. Allo stesso tempo, una struttura di proprietà più diversificata del mercato della stampa nazionale ha determinato la diffusione di attori più stabili. In terzo luogo, il Servizio Pubblico dei Media, servendo come estensione istituzionale del pluralismo dei media, ha progressivamente perso la sua posizione significativa, soprattutto sul mercato televisivo. Questa tendenza di indebolimento della posizione del SPM è stata in parte influenzata da infruttuosi tentativi di regolamentazione, pressioni politiche e una forte dipendenza dalle fonti commerciali di finanziamento.


Written by Beata Klimkiewicz, assistant professor at the Institute of Journalism and Social Communication, Jagiellonian University, Krakow (Poland)


Ungheria

In Ungheria è stata recentemente introdotta una normativa sui nuovi media che può avere differenti conseguenze sul pluralismo nei media. In primo luogo, la nuova legge garantisce nuovi e ampi poteri ad una nuova autorità di regolazione la cui indipendenza, sebbene garantita da uno statuto, non sembra essere effettiva. Sulla base di questa recente regolamentazione, tutti gli organi di stampa, inclusi i servizi di contenuto online, devono essere registrati presso l’autorità. In secondo luogo, sono state abolite le disposizioni per prevenire le cross-ownership per la stampa nazionale e per l’audiovisivo, mentre restano in vigore altre disposizioni in materia di concentrazione dei media. Inoltre, la recente trasformazione del servizio pubblico radiotelevisivo ha creato un nuovo e piuttosto centralizzato sistema di governance che suscita qualche preoccupazione rispetto al pluralismo interno. Ad esempio, oggi esiste un’agenzia pubblica nazionale di stampa che è la sola fonte di tutti i programmi di informazione dei servizi pubblici televisivi e radiofonici e che ha quindi sostituito l’informazione interna.


Scritto da:  Dr Kristina Irion, ricercatrice presso Department of Public Policy Central European University, Budapest (Ungheria)


Repubblica Ceca

Nella Repubblica Ceca le restrizioni sulla proprietà nell’industria dei media sono minime. Non ci sono limiti alla partecipazione straniera nei media. L’unica limitazione rispetto alla cross-ownership è stata introdotta dall’Atto Radiotelevisivo n. 231/2011 per la trasmissione analogica (una società può operare solo su una rete televisiva o radiofonica nazionale) e dell’emendamento all’Atto Radiotelevisivo n. 236/2006 per la trasmissione digitale (una società può possedere solo due radio o servizi televisivi di programmazione nazionale generale, mentre non sussiste un limite per il numero di canali tematici). Dato che l’Ufficio Ceco per la Protezione della Concorrenza considera tutti i mass media come un mercato unico, nessun emittente o società di media ha una posizione dominante sul mercato rilevante. Il settore della carta stampata è caratterizzato da una concentrazione verticale, in cui l’editore principale possiede gli impianti di stampa e controlla il sistema di distribuzione. Anche i mercati radiofonici e televisivi sono fortemente concentrati, con un numero limitato di attori significativi. Una delle sfide maggiori per il pluralismo nei media e per la diversità di contenuto è proprio la dimensione ridotta del mercato. Quest’ultimo infatti tende a direzionare tutti i media verso l’intrattenimento (che i proprietari dei media considerano una garanzia per profitti maggiori), penalizzando il giornalismo di qualità. Alla luce di ciò, l’esistenza di un servizio pubblico indipendente risulta essenziale al fine di assicurare il pluralismo nei media.


Scritto da: Professor Milan Smid, Charles University, Prague (Czech Republic)


Slovenia

Il modello specifico di privatizzazione della proprietà di Stato in Slovenia all’inizio degli anni ’90 ha permesso allo Stato di giocare un ruolo importante nell’organizzazione della proprietà dei media per circa il ventennio successivo alla rottura con il socialismo La regolazione dei media sembra accurata e restrittiva, ma l’autorità di regolamentazione non ha sufficienti capacità e autonomia per applicarla. I gruppi dominanti, sia di carta stampata che di radiotelevisione, sono stati recentemente oggetto di investigazioni ed interventi da parte dell’ufficio contro il monopolio, senza arrivare però a nessun risultato effettivo. Gli ultimi tentativi del governo nel 2010 e nel 2011 di introdurre delle riforme nei media attraverso due nuove leggi, comprese ulteriori tutele per il pluralismo nei media e misure più restrittive nel campo della concentrazione dei media, sono falliti per mancanza di consenso politico.


Scritto da: Brankica Petkovic, Head of the Centre for Media Policy at the Peace Institute, Ljubljana (Slovenia)


Malta

Le questioni principali a Malta riguardano la composizione dell’Autorità Radiotelevisiva, i cui membri sono nominati dal Presidente su consiglio del Primo Ministro dopo che quest’ultimo si è consultato con il leader dell’opposizione. L’onere della maggior parte delle decisioni resta al Presidente, dato che l’autorità è composta di quattro persone, due per ogni parte politica rappresentata in Parlamento. L’ironia vuole che entrambi i partiti presenti in Parlamento posseggano emittenti televisive. Questo non significa che non ci siano membri che decidono secondo la propria coscienza, ma in alcuni casi sono emersi dei dubbi sul fatto che qualcuno stesse agendo seguendo le linee del proprio partito. Sebbene la regolamentazione sulla radiotelefonia maltese preveda che ogni emittente faccia prova di un certo equilibrio politico, l’Autorità segnala che le emittenti politiche si bilanciano a vicenda, nonostante i sondaggi mostrino che una vanta maggiore audience dell’altra. Un’altra questione è lo sviluppo dei portali web, che non sono praticamente regolamentati. Infatti la televisione compete anche con il web, che non ha però tutti i limiti tipici della televisione.


Written by Natolino Fenech, Head of TV Malta


Spagna

Per quanto riguarda il pluralismo esterno, la Spagna ha recentemente liberalizzato la vecchia regolazione radiotelevisiva con una nuova Legge Audiovisiva Generale 7/2010 che ha rimosso alcune limitazioni rispetto alla proprietà ed ha adottato un nuovo sistema basato su limiti di audience per evitare qualsiasi pericolosa concentrazione dei media. La nuova regolamentazione, sebbene mantenga il principio per cui una persona fisica o giuridica che possieda direttamente o indirettamente il 5% o più di quota di capitale o dei diritti di voto di un titolare di licenza radiotelevisiva non possa avere una partecipazione significativa in qualsiasi altra società presente nella stessa zona di copertura, stabilisce una importante eccezione per i possessori di licenze nazionali radiotelevisive. Essi sono infatti autorizzati ad avere varie e simultanee partecipazioni in più emittenti televisivi nazionali come risultato di una fusione, a condizione che la loro audience media non sia maggiore del 27% dell’audience totale durante i 12 mesi consecutivi antecedenti un’acquisizione. La percentuale è stata accuratamente scelta per prevenire la fusione tra due operatori commerciali dominanti in Spagna: Tele5 e Antena3. Come conseguenza di questa regolamentazione, gli alti livelli di pluralismo esterno ottenuti con gli sviluppi DDT si sono abbassati con la fusione tra il canale televisivo Cuatro e Tele5 di Mediaset nel dicembre 2010 e di Antena 3 con La Sexta in dicembre 2011. Per quanto riguarda il pluralismo interno, i partiti spagnoli non hanno raggiunto un accordo in merito all’istituzione di un’autorità audiovisiva indipendente, anche se la disposizione sopracitata ne ha stabilito le funzioni, il nome (CEMA) e la struttura. Per questo motivo, non esiste in Spagna un organo indipendente che controlli il pluralismo interno nei media.

Scritto da:  Professor Dr Carles Llorens, Universitat Autònoma de Barcelona (Spain)


Gli Speaker

Confirmed speakers and discussants include:
  • Neelie Kroes (Netherlands), Vice-President of the European Commission
  • Nils Muižnieks (Latvia), Council of Europe Commissioner for Human Rights
  • Ženet Mujić (Germany), OSCE, Senior Adviser to the Representative on Freedom of the Media
  • Ingrid Lieten (Belgium), Flemish Media Minister
  • Andris Mellakauls (Latvia), Chair of the Council of Europe Steering Committee on Media and Information Society (CDMSI)
  • Herta Däubler-Gmelin (Germany), Professor Freien Universität Berlin; member European Commission High Level Expert Group on Media Freedom and Pluralism
  • Lorenzo Marsili (Italy), European Citizen Initiative for Media Pluralism
  • Milos Ciric (Serbia), The Hourglass
  • Paolo Celot (Italy), European Association of Viewers Interests
  • Kostas Rossoglou (Greece), BEUC, the European Consumer Organisation
  • Heather Blake (UK), Reporters without Borders
  • Therese Comodini Cachia (Malta), human rights lawyer
  • Geoffrey Roberston, QC/Gavin Millar, QC (UK), Doughty Street Chambers
  • Miklos Sükösd (Hungary), University of Hong Kong
  • Verica Rupar (Serbia-New Zealand), Media Diversity Institute and Cardiff University
  • Hugh Grant (UK), Film Actor
  • Nick Mason (UK), Pink Floyd
  • Brian Message (UK), Manager of Radiohead; Chairman, Music Managers' Forum
  • Christian Van Thillo (Belgium), CEO, De Persgroep; Chairman European Commission Media Futures Group
  • Helen Boaden (UK), Director BBC
  • Lutz Marmor (Germany), General Director of the North German Broadcasting Station
  • Duco Sickinghe (Belgium), CEO, Telenet
  • Santiago de la Mora (Spain), Director Print Content Partnerships EMEA, Google
  • Erika Mann (Germany), Director EU Affairs, Facebook
  • Anu Nissinen (Finland), CEO, Sanoma Media Finland
  • Gina Nieri (Italy), Executive Board Member, Mediaset
  • Tobias Schmid (Germany), Executive Vice-President, Governmental Affairs, RTL–Group, Bertelsmann
  • Ben Hammersley (UK), Editor at large, Wired magazine; member European Commission High Level Expert Group on Media Freedom and Pluralism
  • Jean Paul Philippot (Belgium), President of EBU and CEO of RTBF
  • Edwy Plenel (France), CEO, Mediapart
  • Carlos López Blanco (Spain), Director International Office, Telefónica
  • Pedro Norton (Portugal), Vice-President Impresa
  • José Luis Sainz (Spain), CEO El País
  • Richard Charkin (UK), Executive Director Bloomsbury and University College London
  • Yevgenia Albatz (Russia), Chief Editor The New Times magazine
  • Denis Staunton (Ireland), Deputy Editor of The Irish Times
  • Vadim Makarenko (Poland), Reporter Gazeta Wyborcza
  • Bob Collins (Irlande), Président de la Broadcasting Authority of Ireland
  • Madeleine de Cock Buning (Pays-Bas), Commissaire au Commissariaat voor de Media

Chaired by:

  • Vladimiro Zagrebelsky (Italy), former judge at the European Court of Human Rights
  • Mr Justice Burton (UK), High Court judge, England and Wales
  • Miklós Lévay (Hungary), judge at the Hungarian Constitutional Court
  • Bénédicte Paviot (France), TV and radio journalist, UK correspondent France 24
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